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L'atleta / storia
Katia Serra, e la sua passione per il calcio, nascono a Bologna il 05/04/1973.
Un impulso forte, radicato, fin dalle scuole elementari: due calci ad un pallone, in palestra o in cortile, non fa differenza, l'importante è giocare. Anche giù per una discesa, anche se si cade sul cemento, anche se saltano le uscite in discoteca con gli amici: l'attrazione per il calcio è troppo forte. Resta tempo per lo studio, che per Katia è importante, tanto quanto praticare sport. Un problema: manca una squadra di calcio femminile vicino a casa. Si provano altre discipline: ginnastica artistica, nuoto, softball, pattinaggio, atletica e basket, ma il primo amore non si scorda mai. Katia decide allora di allenarsi a calcio con i maschi della sua età, pur senza poter disputare le partite, perché i regolamenti non lo permettono. Sogno stoppato, con un'unica eccezione: il torneo delle vie, fatto d'estate ad Anzola dell'Emilia, il suo paese, tanti gol e divertimento, insieme ai vicini di casa, una vittoria dentro la vittoria. Ogni occasione per giocare è buona: un campo sabbioso che ora non c'è più durante le ore di educazione fisica a scuola, insieme al fratello in casa, una pallina di spugna nel salone e la macchina da cucire come porta, la disperazione dei genitori. E pazienza se la palla ogni tanto cade giù dal balcone, la soddisfazione di un gol val bene quattro rampe di scale. Cresce la passione, cresce anche l'antipatia di alcune compagne di classe per le attenzioni che i ragazzi le rivolgono, ma che lei non ricambia, perché quello che le interessa è il calcio. Un sogno nel cassetto, fino a quando non viene a conoscenza del Bologna, qualche allenamento, la ragazza ha talento, viene tesserata e fatta subito esordire da titolare in serie B. Per alcuni anni continua anche a giocare a basket come play maker ad Anzola, fino a quando il primo grave infortunio - rottura dei legamenti del ginocchio destro - la pone davanti ad una scelta, affrontata senza dubbi: la strada è il calcio, cercando di seguire le orme del suo grande mito del tempo, Michel Platini. La base da cui partire è il Bologna, per poi passare al Lugo, col quale Katia Serra vince il campionato di serie B, facendo poi il suo debutto in serie A nella stagione '93-'94. Lì il primo trofeo, la Coppa Italia, a cui contribuisce segnando una tripletta. Impossibile dimenticarlo. Poi Modena, lo scudetto, la Supercoppa e la possibilità di giocare con tante brave atlete dalle quali imparare i segreti di questo sport. E nella stagione successiva purtroppo la rottura dei legamenti del ginocchio, per la seconda volta a distanza di dieci anni. Un nuovo intervento e tanta riabilitazione, ma nessuna paura di non tornare come prima. Si riparte dall'ambizioso Foroni Verona e dallo spareggio perso contro la Lazio sul campo neutro di Pisa dopo un campionato equilibrato. Unica consolazione, la rivincita con la conquista della Coppa Italia, primo trofeo per il sodalizio biancoverde. Emozioni che resteranno sempre, il doppio incarico come giocatrice e come allenatrice della seconda squadra, le sue ragazzine accompagnate dai genitori, per tifare per Katia tutti i sabati. Ed anche la soddisfazione di diventare Campione d'Italia come selezionatrice dell'Under14 dell'Emilia Romagna, traguardo ancora oggi storico. Il futuro si scioglie in un presente sempre più rosa, arriva il debutto in Nazionale in Spagna per una gara di qualificazione mondiale, poi il passaggio alla Lazio, l'esperienza della Champions League e la Coppa Italia e l'Italy Women's cup alzate al cielo. Quindi una nuova sfida, il passaggio a Bergamo, dove sembra che ci sia voglia di costruire, ma la realtà è differente, nonostante risultati storici mai raggiunti prima dalla società. Katia non ci sta e passa ad Oristano, ma la musica non cambia, alcuni problemi finanziari vanificano i buoni risultati di squadra. L'anno successivo il trasferimento ancora non positivo all'Agliana e poi, a gennaio, al Cervia, in serie B, due categorie più in basso dopo quindici anni di serie A, ma almeno l'ambiente è buono. L'obiettivo è vincere il campionato e la Coppa Italia, ma entrambi i traguardi sono solo sfiorati, con un duplice secondo posto che porta con sé non pochi rimpianti. Nonostante le buone prestazioni e i due gol nella finale di Coppa Italia persa per 3-2 contro l'Aurora Bergamo, Katia sente troppo forte il richiamo per la serie A e si accasa alla Reggiana, dove raggiunge un buon quinto posto, ma s'infortuna gravemente all'ultima giornata, rompendosi i legamenti del ginocchio sinistro - quello che era ancora sano - e dovendosi sottoporre alla quarta operazione importante della sua carriera. E' una tegola pesante, in pochi credono ad un suo recupero, anche a causa dell'età, ma Katia, a 34 anni compiuti e nonostante si ritrovi improvvisamente senza squadra, non demorde e lotta, perché sa di poter rientrare forte come prima. A gennaio del 2008 la fine dell'incubo, con l'ingaggio da parte del Trento, ultimo in classifica in serie A con sette punti di ritardo dalla zona salvezza. L'arrivo di Katia dà la svolta, la squadra comincia a macinare punti e a due giornate dal termine è virtualmente salva, prima che due passi falsi finali la portino ad uno spareggio fatale (4-2 con due gol inutili di Katia Serra) contro il Chiasellis. Ma è dalle ceneri di questa delusione sportiva che, come un'araba fenice, rinasce Katia Serra, che nell'estate del 2008 risponde con grande entusiasmo alla chiamata della Roma che sogna lo scudetto. L'avventura continua.

 

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